martedì 18 giugno 2013

Storia, è Successo Oggi: 1815 Troppi errori a Waterloo

di Claudia Pellegrini

STORIA, E SUCCESSO OGGI: 1815 TROPPI ERRORI A WATERLOO - Pochi eventi come la battaglia di Waterloo hanno cambiato le sorti della storia. È il fatto d’armi più conosciuto al mondo, l’evento che determinò il tramonto dell’impero napoleonico, la fine di un’epopea che per vent’anni aveva fatto tremare i troni di molti sovrani, ma si era anche adoperata a diffondere le idee di uguaglianza e libertà nate in seguito alla Rivoluzione Francese. Oggi, ma anche successivamente all’evento, il termine Waterloo è inteso proverbialmente come sconfitta totale, perché questo fu, una tremenda e sconvolgente sconfitta di un uomo che era già entrato a far parte del mito.
Nel marzo 1815 Napoleone sfuggì al suo esilio all’isola d’Elba per fare ritorno in Francia e riconquistare il trono, cogliendo di sorpresa tutta l’Europa riunita nel Congresso di Vienna. Dopo lo sconcerto iniziale i nemici dell’imperatore reagirono, mentre Napoleone radunava la sua Grande Armeè in tutta fretta per batterli sul tempo. Il 16 giugno l’esercito inglese era stato costretto a ritirarsi, insieme a quello prussiano: le cose si mettevano piuttosto bene. Ma il giorno seguente l’abile stratega corso commise una serie di errori che la storia certo non si aspettava da lui. Infatti, contrariamente a ciò che aveva fatto in passato, non inseguì gli eserciti in ritirata per neutralizzarli definitivamente, ma temporeggiò misteriosamente. E non solo, la sera che precedette Waterloo, alcuni reparti francesi, invece di prepararsi ad uno scontro che sapevano decisivo, si permisero di bivaccare indisturbati all’osteria: evidentemente Napoleone non li controllò come era sovente fare. La mattina del 18, all’alba, le truppe francesi videro all’orizzonte lo schieramento dei nemici, dopo che aveva smesso di piovere.
Napoleone in mattinata non inviò indicazioni precise alle truppe, rimase sul vago per troppo tempo, tempo prezioso che poteva costargli caro. Oltretutto la zona in cui si apprestavano ad agire era un susseguirsi di colli e forre, per cui la visibilità era scarsa, ancora di più per la pioggia che era caduta fino al mattino. L’artiglieria rimbalzava dietro ai colli dove si erano posizionati i nemici, l’unico modo per colpirli era tirare alla cieca ma con scarsi risultati, ma, data la mollezza del terreno bagnato, le palle di cannone affondavano. E proprio a causa della complessità del terreno, Napoleone dovette optare per una strategia più semplice del solito, e questo gli fu fatale.
Le truppe furono schierate in una formazione chiusa, troppo compatta, un facile bersaglio per i tiri d’artiglieria, infatti si persero molti uomini, troppi. Il perché di tutto questo è ignoto. Una brigata di corazzieri fu inviata a caricare il centro dello schieramento nemico che, per qualche attimo, sembrò tentennare, ma fu un grosso errore poiché si sprecarono le unità migliori della cavalleria francese. Oltretutto alcuni reggimenti partirono alla carica senza averne ricevuto ordine, generando un caos imperdonabile: troppi uomini e cavalli in un appezzamento di terreno relativamente piccolo. A questo punto urgevano altre truppe, ma Napoleone preferì tenere ciò che gli rimaneva per il momento in cui sarebbero comparsi i prussiani, cosa che avvenne nel pomeriggio; agendo in questo modo però perse una buona occasione per sferrare un colpo che poteva rivelarsi decisivo.
Un altro errore ci fu quando, in vista dei prussiani, Napoleone ordinò a 12 battaglioni della Guardia di Mezzo di attaccare la linea nemica, ma inspiegabilmente, costoro cambiarono direzione spostandosi a lato del nemico, addirittura i ranghi si scompagnarono diventando incontrollabili. Fu l’inizio della fine: dopo lunghi minuti sotto le scariche di fucileria che li dimezzarono, alcuni dei veterani si misero in fuga, i loro commilitoni li scambiarono per appartenenti alla Vecchia Guardia, ritenuta invincibile, così iniziarono a gridare “La Guardia indietreggia”. L’esercito così si disintegrò.
In seguito gli eventi della storia produssero i frutti che ben conosciamo. Ciò che ci è sconosciuto invece è che cosa sarebbe successo se Napoleone avesse avuto maggior fortuna. Era il più grande condottiero di tutti i tempi, e per un giorno, su quel terreno bagnato che affondava fino alle ginocchia, ebbe in mano non solo il proprio destino ma anche le sorti dell’Europa: entrambi gli sfuggirono.

domenica 16 giugno 2013

Arte, William Turner il Pittore della Luce

di Claudia Pellegrini

ARTE, WILLIAM TURNER IL PITTORE DELLA LUCE - William Turner (1775-1851) nonostante appartenga alla categoria dei pittori romantici, è considerato come il precursore della corrente impressionista; visto come una figura controversa, bisogna riconoscergli il merito di aver elevato il livello della pittura paesaggistica a competere con quella storica. Era famoso soprattutto per la pittura ad olio, ma molte delle opere che l’hanno reso famoso sono degli splendidi acquerelli che gli valsero il soprannome di “pittore della luce”.
Apprezzato prestissimo per il suo straordinario talento, fu riconosciuto dai contemporanei come artista di genio. I soggetti dai quali traeva maggiormente ispirazione erano naufragi, incendi, catastrofi naturali, nonché i vari fenomeni atmosferici, come la luce del sole, la pioggia, la nebbia. Nel 1834 scoppiò un tremendo incendio al parlamento inglese, Turner si precipitò ad assistervi di persona, e successivamente immortalò l’accaduto in una serie di acquerelli. Era anche molto affascinato dalla violenza del mare, ma anche dalle figure umane: in molte delle sue opere le figure umane avevano la duplice funzione di mostrare al mondo l’amore verso l’umanità, ma anche la sua vulnerabilità, la volgarità a confronto con il resto della natura, una natura suprema, cioè che ispira soggezione, grandiosa nella sua selvatichezza, indomabile e segno evidente del potere di Dio.
Importante per Turner era soprattutto la luce, rappresentazione dell’emanazione dello spirito divino, spesso resa in splendidi giochi di luce, riflessi nell’acqua o nel cielo. Un aneddoto vuole che si sia addirittura fatto legare all’albero maestro di una nave durante una tempesta, per meglio presenziare all’evento che avrebbe riportato su tela.
Viaggiò moltissimo, sostò diversi mesi in Francia per poter studiare le opere del Louvre; i suoi principali punti di riferimento furono Nicolas Poussin e Lorrain, di quest’ultimo soprattutto apprezzò la luminosità cromatica, le gradazioni pastello, la concentrazione di luce e solarità che, a suo giudizio, erano ineguagliabili. Nel 1819 in Italia restò folgorato dalla splendida luce mediterranea che immortalò in molti quadri, la luce infatti fu la protagonista principale delle vedute di Venezia. Celebre è il dipinto Venezia con Santa Maria della Salute, dove non si riesce a comprendere se la chiesa affiori da una caligine di colore, di nebbia e di acqua, come se fosse una visione, o se si stia dissolvendo in quegli stessi colori ed in quella luce.
Quando poi si recò a Roma, le sue opere si arricchirono di scene storiche e mitologiche, rifacendosi a Rembrandt. A questa categoria appartiene Regolo, un quadro che descrive un episodio della storia romana, nel quale non c’è alcuna ricerca di bellezza nelle forme, nessuna atmosfera arcadica, ma un’emozione che sollecita stupore ed inquietudine. Vi è rappresentato il porto di Cartagine, la città nemica di Roma; i cartaginesi, fatto prigioniero Attilio Regolo, lo rimandarono in patria per convincere i romani a rinunciare alla guerra. Egli invece li sollecitò a continuare, e per onor di parola, fece lo stesso ritorno a Cartagine, dove fu sottoposto a crudeli torture, quali il taglio delle palpebre, ed in seguito fu ucciso. Il vero protagonista del quadro è la grande luce proveniente dal fondo, un punto di fuga ideale nel quale convergono gli edifici che si affacciano sul porto. Qui è evidente la ricerca di Turner di rappresentare direttamente la luce, senza doverla utilizzare come strumento di visione.
Turner fu in grado di gettare le basi per una pittura che solo tempo dopo verrà riconosciuta come astratta, una costruzione di luci e colori ispirata da stimoli interiori e spirituali più che dall’esteriorità delle cose.

sabato 15 giugno 2013

Scienza, Latte e maionese per studiare le nanotecnologie

di Serena Sgroi
SCIENZA, LATTE E MAIONESE PER STUDIARE NANOTECNOLOGIE - Fanno parte della nostra quotidianità e forse a nessuno di noi verrebbe in mente di utilizzarli come strumenti utili alla ricerca nel campo della miniaturizzazione e della nanotecnologia. Un gruppo di studiosi italiani ha recentemente pubblicato sulla rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America) i risultati di una indagine sui meccanismi di nano-attrito, fatta proprio grazie alle proprietà chimiche di miscele come latte, maionese, asfalto e fumo. Il team di lavoro della Sissa di Trieste, con la collaborazione del Cnr-Iom (Centro Nazionale Ricerche-Istituto Officina dei Materiali), del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste e del Dipartimento di Fisica dell'Universita degli studi di Milano, ha sfruttato le conoscenze già note circa caratteristiche proprie dei colloidi per aprire una nuova frontiera nell'ambito della comprensione dei meccanismi di attrito microscopico. I colloidi sono definiti in chimica come miscugli costituito da particelle (solide o liquide) con un diametro compreso tra i 5 e i 200 nanometri, disperse in un fluido. Osservando microscopicamente il comportamento di un fascio di luce che attraversa il colloide i ricercatori hanno potuto osservare il comportamento delle nanoparticelle, simularne il moto e indagarne il comportamento al variare dei parametri d'attrito. Il dettaglio e la precisione con cui sono state effettuate le misurazioni sulle forze di attrito intervenute sulle particelle colloidali non hanno precedenti. Lo studio, orgogliosamente italiano, potrebbe nei prossimi anni rivelarsi di fondamentale importanza nel campo dell'industria nano e hi-tech; ampio il grado di miglioramento per cellulari, motori automobilistici e tutto ciò che funziona e prende vita grazie all'assemblaggio di componenti su scala microscopica.

venerdì 14 giugno 2013

Storia, è Successo Oggi: 1789 I Superstiti del Bounty Raggiungono Timor

di Claudia Pellegrini

SORIA, E SUCCESSO OGGI: 1789 I SUPERSTITI DEL BOUNTY RAGGIUNGONO TIMOR - Il Vascello armato di Sua Maestà Bounty era un piccolo mercantile acquistato dalla Royal Navy per una missione botanica, fu inviato nell’Oceano Pacifico per acquistare alcuni esemplari dell’albero del pane e portarli nei possedimenti britannici delle Indie Orientali. La missione non venne mai portata a termine poiché alcuni dissapori tra il capitano William Bligh ed il suo luogotenente, Fletcher Christian, portarono alla rivolta di metà dell’equipaggio, rivolta che causò il celebre Ammutinamento del Bounty, il più famoso nella storia della marina britannica.
Il mercantile partì da Spithead a fine dicembre del 1787, intenzionato a raggiungere Tahiti doppiando Capo Horn. Questa rotta però fu impossibile da seguire a causa del cattivo tempo, così, dopo aver tentato per più di un mese di doppiare il capo, il capitano Bligh decise di invertire la rotta e dirigersi verso Tahiti navigando ad est. Durante il viaggio, a largo della Nuova Zelanda, incrociarono le isole Bounty, così il capitano decise di dare il loro nome al suo vascello. Sappiamo che durante la traversata perì un membro dell’equipaggio, non si sa bene per quale motivo, ma sicuramente la causa furono le cure inadeguate prestategli dal medico di bordo, il dottor Huggan, il quale era alcolizzato. Il viaggio fu lungo e difficile prima di raggiungere Tahiti, ma fortunatamente, una volta arrivati, riuscirono ad avere centinaia di piante. Tutto sembrava andare per il meglio, ufficiali e marinai fraternizzarono con gli indigeni del luogo, soprattutto con le donne che avevano costumi piuttosto liberi rispetto alle britanniche, prolungando la loro permanenza sul posto più del dovuto.
Si arrivò così all’aprile del 1789, quando la nave si accinse a compiere il viaggio di ritorno; ma qualcosa andò storto. Una parte dell’equipaggio, nonché alcuni ufficiali compreso Fletcher Christian, stanchi della vita di bordo e desiderosi di tornare dalle polinesiane che avevano da poco lasciato, si ammutinarono. Il capitano Bligh fu persino minacciato con una baionetta. Per quanto riguarda il ruolo del resto degli uomini di bordo, la storia è piuttosto incerta, non sappiamo infatti quanti con precisione si schierarono a favore degli ammutinati e quanti rimasero fedeli al capitano. Ma questo poco importa ai fini della storia, infatti l’ammutinamento continuò, Christian ed i suoi presero il comando della nave e misero lo sventurato comandante ed i suoi su una lancia e li abbandonarono in mare, mentre loro invertirono la rotta per tornare a Tahiti. Alcuni membri dell’equipaggio furono trattenuti sulla nave con la forza, e non solo perché la lancia non poteva imbarcare più di un certo numero di persone, ma anche per il fatto che, alcuni di loro, avevano competenze indispensabili per la navigazione.
Lungo la navigazione decisero di non andare subito a Tahiti ma di fondare una colonia sull’isola di Tubuai; solo in seguito raggiunsero la meta per imbarcare indigeni in modo che li aiutassero a costruire un fortino, al quale diedero il nome di Fort George. Ma ben presto le cose non si misero bene con la popolazione locale e decisero di andare via alla volta di Tahiti.
Il povero capitano Bligh invece, con pochi uomini, scarse razioni di cibo ed acqua, sprovvisto di carte nautiche, riuscì miracolosamente a raggiungere la colonia olandese di Timor il 14 giugno 1789: finalmente erano salvi dopo diverse peripezie. Purtroppo alcuni degli uomini che lo accompagnavano morirono di febbri tropicali, ma lui, il vero protagonista di tutta questa faccenda, rientrò presto in Europa portando con se la notizia dell’ammutinamento, incurante di lasciare a Timor il resto dei suoi uomini: doveva necessariamente risolvere l’incresciosa faccenda prima possibile. In Inghilterra si aprì un’inchiesta, che lo assolse completamente da questa manchevolezza, infatti la necessità e l’urgenza di segnalare il grave fatto, lo giustificavano completamente agli occhi della legge in materia.
Ma che fine fecero gli ammutinati? A quanto dichiararono i superstiti, Christian non volle restare a Tahiti ma preferì ripartire con il Bounty e pochi uomini alla ricerca di un altro posto dove rifugiarsi, e si fermò sull’isola di Pitcairn, luogo ideale per nascondersi, infatti il posto era stato scoperto da poco e le sue coordinate erano errate sulle carte di navigazione. Diedero fuoco al Bounty e tentarono di fondare una comunità. Purtroppo col passare degli anni i rapporti con i Polinesiani finirono per guastarsi: gli inglesi li trattavano come schiavi, così i nativi finirono per ribellarsi e molti inglesi trovarono la morte, tra i quali Christian stesso. Gli altri, quelli rimasti a Tahiti, furono catturati e riportati in Inghilterra per essere processati e condannati. Molti anni dopo la marina britannica scoprì l’isola di Pitcairn, lì si trovò davanti una pacifica comunità retta da uno degli ammutinati che aveva persino convertito gli indigeni, per questo motivo fece finta di niente, e la faccenda cominciata circa vent’anni prima si concluse.
Resta comunque alla storia la vicenda del coraggioso capitano Bligh, il quale riuscì a salvarsi, raggiungendo Timor su una lancia scoperta, coprendo 3.618 miglia nautiche, ovvero ben 6.700 km, in soli 47 giorni: un record ancora imbattuto.

giovedì 13 giugno 2013

Arte, Oggetti Volanti Non Identificati - Parte Seconda

di Claudia Pellegrini

ARTE, OGGETTI VOLANTI NON IDENTIFICATI - Madonna con Bambino di Carlo Crivelli – Ancora Carlo Crivelli. In questo caso il particolare che ha destato interesse ufologico è il paesaggio a destra della Madonna, paesaggio in cui sembrano decollare dei missili con tanto di scia di fuoco. Gli scettici, confrontando questo dipinto con altri dello stesso autore, hanno dedotto che ciò che ha suscitato tanto scalpore in quel paesaggio, sono semplicemente veloci pennellate che dovrebbero suggerire torri o campanili in lontananza, non certo missili in partenza.
Arianna e Bacco di Tiziano Vecellio -  Anche in quest’opera di Tiziano qualcuno ha voluto vedere qualcosa di anomalo. In alto nel cielo, sulla sinistra, sembrerebbe esserci la rappresentazione di una di quelle particolari formazioni circolari di difesa per ricognizione extraterrestre. Tuttavia, anche in questo caso, gli scettici hanno detto la loro, dando una chiara e semplice spiegazione per le otto luci nel cielo, e lo hanno fatto rifacendosi all’iconografia classica del soggetto scelto da Tiziano per la tela. L’iconografia classica infatti solitamente mostra Arianna che dorme mentre sopraggiunge il dio, anche se Ovidio dice che era sveglia e si lamentava del suo destino; i rinascimentali, più fedeli alla versione ovidiana, la avevano rappresentata sempre sveglia. Ma ciò che a noi importa maggiormente è Bacco, il quale, secondo Ovidio, prende la corona di Arianna e la scaglia nel cielo, facendola diventare una costellazione, la Corona Borealis. Dunque, nessuna formazione aliena nel cielo, solo la ex corona di Arianna.
Natività di Pinturicchio – In questo dipinto sulla sinistra, sospeso nel cielo sopra la collina c’è un oggetto luminoso grigiastro, come se fosse di metallo, infatti pare riflettere la luce solare, e sembra quasi sia in movimento. Ma non è solo, poiché nello spazio di cielo vicino ad un cipresso, è visibile un’altra sfera luminosa, di color grigio arancio. Molti hanno contestato questi particolari affermando che si trattasse semplicemente della rappresentazione del sole a raggiera, ed in effetti, se si pensa che Gesù è anche chiamato Sole di giustizia o Luce del Mondo, il ragionamento non fa una piega. Lo stesso si può ipotizzare per la seconda sfera, la quale potrebbe benissimo essere la stella che guidò i Magi alla grotta.
Madonna con Bambino e San Giovannino di Jacopo del Sellaio (o Sebastiano Mainardi) – Questo dipinto, oltre a portar dietro con se il problema dell’attribuzione, è quello che ha fatto più discutere gli ufologi, i quali vedono nella scena in alto a destra, dietro le spalle della Madonna, la vera e propria testimonianza di un incontro ravvicinato con un oggetto volante non identificato. Infatti si vede un personaggio che, con una mano sulla fronte, guarda verso un qualcosa che appare in cielo; anche il cane che è con lui guarda in quella direzione. Si nota infatti la presenza di un oggetto aereo, color grigio piombo, dotato di tanto di cupola, identificabile come un mezzo volante di forma ovoidale in movimento. Un’altra particolarità del dipinto è data dalla Stella della Natività che è accompagnata da tre piccole stelle o fiammelle. Questo particolare però è stato riscontrato anche in altri dipinti, riconducibili ad una particolare simbologia in voga nel periodo in cui a Firenze Savonarola la faceva da padrone, e si riferirebbe alla Triplice Verginità della Madonna, cioè prima, durante e dopo il parto. Per quanto riguarda invece l’apparizione invece si potrebbe spiegare con l’annuncio ai pastori, infatti, dai vangeli, sappiamo che proprio i pastori, mentre vegliavano il gregge di notte, furono svegliati da un angelo che annunciò loro la nascita di Cristo. Dunque, anche in questo caso, gli scettici hanno trovato una spiegazione.
L’elenco delle opere “sospette” non finisce qui, ce ne sono molte altre sia italiane che di autori stranieri. In questa sede è sembrato più opportuno esaminare le italiane più celebri. Che siano testimonianze ufologiche o meno poco importa: a volte è più interessante credere al mistero e sognare un po’ piuttosto che vedere la squallida realtà di tutti i giorni.

mercoledì 12 giugno 2013

Arte, Oggetti Volanti Non Identificati - Parte Prima

di Claudia Pellegrini

ARTE, OGGETTI VOLANTI NON IDENTIFICATI - Spesso capita di osservare un quadro e scorgere qualcosa di strano, qualcosa a cui non riusciamo a dare un’identità precisa, qualcosa che non dovrebbe esserci … Che ci si creda o no, in molte opere d’arte, generalmente precedenti al XVII secolo, è possibile scorgere dei particolari strani, oggetti che ricordano la forma di dischi volanti, piuttosto bizzarri per l’epoca, tanto che gli scettici li hanno catalogati come significati simbolici. Effettivamente, ragionandoci razionalmente, è improbabile che gli autori avessero davvero inserito in un dipinto a soggetto religioso, ad esempio, qualcosa di non canonico, anche perché, teniamo bene a mente che c’era chi commissionava queste opere, ne controllava il risultato finale e mai avrebbe permesso al pittore di rappresentare qualcosa di non concordato precedentemente. Ma allora gli strani oggetti rappresentati cosa sono? Lasciamo ogni spiegazione alla libera interpretazione di chi guarda, per entrare nello specifico ed occuparci delle singole opere in questione.
La Tebaide di  Paolo Uccello – In quest’opera sono raffigurate diverse scene di vita monastica: c’è la Vergine che appare a San Bernardo, un gruppo di monaci che si flagellano davanti al crocifisso, San Gerolamo in preghiera dentro una grotta,  San Francesco che riceve le stimmate e la predicazione di San Romualdo. L’oggetto non identificato in questione è situato al centro della grotta, è rosso e di forma discoidale, sospeso a mezz’aria; grazie a delle piccole pennellate di colore si ha la netta sensazione che lo strano oggetto compia una virata, proprio come si dice facciano i corpi volanti UFO. Alcuni hanno ipotizzato che si tratti di un cappello da cardinale, ed in effetti non si può dare torto a questa teoria, perché, all’epoca del dipinto, era quella la caratteristica forma del copricapo cardinalizio.
Annunciazione di Carlo Crivelli – Questo splendido quadro di Carlo Crivelli presenta un raggio che scende dal cielo e va a colpire la Madonna. Il raggio, per gli appassionati di ufologia, partirebbe da un oggetto volante non identificato che si intravede, sempre con la classica forma discoidale, tra le nubi. Effettivamente in molte delle rappresentazioni con questo tema non è insolito trovare il suddetto raggio di luce, ma ciò non dimostra che questo parta necessariamente da una navicella spaziale.
Le Marie al Sepolcro ( particolare del coperchio di un reliquiario) di autore ignoto – Si tratta di una piccola immagine sacra che fa parte di una serie di diverse scene della vita di Cristo, e rappresenta l’arrivo delle pie donne al sepolcro. Si vede la Vergine Maria che si avvicina al sepolcro, sul quale si vede una strana cupola, simile ad un disco volante, ma lo è davvero? Per molti si tratterebbe di una delle pochissime testimonianze dell’aspetto originale del Santo Sepolcro; sappiamo che quest’ultimo infatti, prima di essere distrutto nel 1009, era composto da una edicola sorretta da sei colonne, posta all’interno di un edificio sormontato da una cupola. Dunque, nessun disco volante.
Esaltazione dell’Eucarestia (part. Della Trinità) di Ventura Salimbeni – In questo dipinto compare quello che è stato più volte chiamato lo “Sputnik” di Montalcino (si trova infatti nella chiesa di San Pietro a Montalcino), poiché ricorda nella forma i satelliti artificiali russi. Nella parte alta dell’opera si vedono Gesù e Dio che tengono in mano due specie di antenne collegate ad una grossa sfera trasparente; la sommità di queste antenne è sormontata da una croce e da una piccola sfera. Nella sfera dove sono infisse le antenne vi è una scena che sembra essere l’interno di una stanza con una porta; inoltre è circondata da una fascia equatoriale. Il particolare più interessante è una protuberanza, in basso, simile ad un obiettivo per telecamera, che al suo interno sembra abbia una lente. Certamente il tema della Trinità è stato molto dipinto, e gli scettici hanno fatto notare che in questi quadri non era insolito inserire una sfera che simboleggiava il Globo del Creato, o Sfera Celeste, che non voleva rappresentare la Terra, ma bensì l’intero Universo; inoltre Gesù e Dio avevano spesso in mano degli scettri, simbolo del potere divino sul creato (le antenne dello Sputnik).
Continua ....

Alimentazione, Pizza in, Kebab out

di Serena Sgroi
ALIMENTAZIONE, PIZZA IN, KEBAB OUT -
Un prodotto gastronomico che non ha certo bisogno di
presentazioni: buona e bella, la pizza sembra essere un ottimo alimento per la nostra salute. Un recente studio evidenzia gli aspetti benefici del mangiare una semplice margherita. Pomodoro, mozzarella, olio d'oliva e basilico sono tutti ingredienti "toccasana" oltre che gustosi. Tutt'altro discorso invece per il kebab, un piatto tipico della gastronomia turca e divenuto ormai popolare in tutto il mondo. In un altro recentissimo studio sono stati analizzati tutti i "nei" dei saporitissimi panini e/o piatti kebab. La carne con la quale il kebab viene realizzato è ricca di grassi, per lo più scarti di pollo, tacchino, vitello senza i quali non avrebbe quel sapore così intenso. Per di più, nelle fasi di preparazione vengono utilizzate consistenti dosi di sale, talvolta nettamente superiori a quelle massime quotidiane consigliate dagli esperti in alimentazione. Eccesso calorico a parte, il kebab sembra essere un cibo che "attenta" alla nostra salute a differenza della pizza che, se consumata con una certa frequenza, può avere addirittura effetti benefici sul nostro organismo. Antiossidante, ricca di vitamine, calcio e proteine, la pizza è diventata negli ultimi anni piacevole oggetto di studi scientifici. Le antiche tradizioni hanno lasciato spazio ai ricercatori che analizzando fasi di preparazione e ingredienti hanno definito un decalogo, fissando parametri fondamentali per ogni tipo di pizza e dando vita a un vero e proprio Manifesto della Pizza Italiana Contemporanea. Il Manifesto, dello scorso anno, porta la firma di alcuni dei migliori piazzaioli italiani, oltre che di noti giornalisti enogastronomici ed esperti di alimentazione dell’Università della Pizza.