giovedì 18 aprile 2013

Arte, un insolito teatro in chiesa: la Cappella Cornaro


di Claudia Pellegrini

ARTE, CAPPELLA CORNARO - Perché aspettare l’inizio di una mostra per gustarsi un’opera d’arte? In molti casi basta fare un semplice giro in una città d’arte, come Roma ad esempio, per avere davanti agli occhi uno spettacolo unico nel suo genere, e soprattutto alla portata di tutti. Spesso, come in questo caso, entrare in una chiesa che dall’esterno ci può apparire quasi anonima, riserva numerose sorprese 
La chiesa in questione è Santa Maria della Vittoria, sita in via XX Settembre, classico esempio di architettura barocca, edificata tra il 1608 e il 1620 per volere dei padri Carmelitani Scalzi, ad opera del celebre Maderno. L’interno è organizzato in un’unica navata con tre cappelle per lato e due più grandi che simulano il transetto. Al di là della presenza dei bellissimi dipinti che raffigurano storie della vita di San Francesco, eseguiti dal Domenichino, il gruppo scultoreo di Domenico Guidi, “Il sogno di San Giuseppe”, la pala d’altare di Nicolas Lorrain, “Gesù appare al santo”, e “La Santissima Trinità” sull’altare del Guercino, ciò che da maggior prestigio alla chiesa, e che soprattutto la caratterizza rendendola unica, si trova in fondo a sinistra, ed è la cappella Cornaro
Ideata da Bernini tra il 1644 e il 1651, venne commissionata dal cardinale veneziano Federico Corner (Cornaro), da poco trasferitosi a Roma, come chiaro esempio del prestigio della sua famiglia. Fu il cardinale stesso a suggerire al maestro il tema da seguire; il luogo doveva essere dedicato a Santa Teresa d’Avila, la fondatrice dell’ordine dei Carmelitani, e, come sopra accennato, l’intento non era solo quello di edificare un luogo di sepoltura e  di preghiera, ma, conforme all’usanza barocca, di celebrazione della potenza dei Cornaro. Questo fu fondamentale per il Bernini che ideò la cappella come se fosse un piccolo teatro, un palcoscenico dove lo spettacolo dell’Estasi di Santa Teresa ha degli spettatori d’eccezione, che non sono solo i visitatori della Chiesa, ma anche gli stessi membri della famiglia Cornaro affacciati a due finti palchi, simili in tutto e per tutto a quelli di un teatro. 
Infatti possiamo vedere scolpiti nel marmo sette cardinali, tra cui il citato Federico e il doge suo padre, che parlano tra loro, osservando la scena che hanno davanti, quasi commentandola. Il tutto ha un ché di magnifico, ma anche di “inquietante”, poiché ammirando la statua della santa ci si sente osservati dall’insolito pubblico affacciato ai palchi. Probabilmente era questo che voleva Bernini, rendere partecipe anche chi guarda dello spettacolo, non escludere quindi lo spettatore dalla rappresentazione dell’arte. A questo proposito è bene tenere presente  che Bernini aveva avuto varie esperienze nel campo della scenografia.Inoltre, grazie alla presenza di espedienti architettonici quali volte, colonnati e nicchie, ma anche alle linee prospettiche, si ha l’illusione che lo spazio si dilati, così chi sosta nella cappella ha l’impressione di trovarsi in un luogo molto più ampio di quello in cui si trova in realtà.Nella parete di fondo invece è inserito un altare-tabernacolo che ospita la scultura della santa, che a chi guarda da l’impressione di essere sospesa nel vuoto. Infatti, per dare questo effetto, Bernini non dispone la statua su di un piedistallo, come era usuale, ma utilizza due staffe fissate al muro. Un altro particolare importante è l’effetto luce di notevole bellezza, fornito grazie ad una finestrella quasi nascosta, dotata di vetro giallo, che rimanda i raggi del sole direttamente a quei raggi dorati situati alle spalle della scultura, così da illuminare totalmente la sacra rappresentazione in maniera suggestiva.
Lo spettatore che giunge ignaro nella cappella si trova davanti ad una scena che si svolge sospesa nell’aria, illuminata da una luce  quasi magica che sembra divina: si trova dunque davanti ad un vero e proprio miracolo. E poi l’immagine della santa rapisce e stupisce per la sensualità con cui viene rappresentata, fedele agli scritti che la stessa aveva lasciato a testimonianza delle sue estasi. Le vesti scomposte, il capo reclinato all’indietro, la bocca dischiusa, quasi in preda ad uno svenimento, mentre sta per essere trafitta dalla freccia di un angelo in vesti classiche; sono le emozioni ad essere descritte più che i fatti in se.Per la singolarità della resa l’opera è stata spesso oggetto di polemiche. Accusata di eccessiva ambivalenza tra misticismo e sensualità, non è stata considerata in relazione a tutta la cappella. È infatti evidente che risulta far parte di quello spettacolo che non comprende solo l’estasi della santa, ma anche tutta l’architettura che le fa da cornice, i marmi, la luce, nonché gli spettatori che vi assistono.Si può dire che con la Cappella Cornaro il Bernini inaugura il periodo più creativo della sua vita, è il momento in cui riesce a unificare tutte le arti, che devono essere fuse insieme per creare un effetto di scenografia completa, di spettacolo unico, teatrale, uno spettacolo in cui chi guarda si perde tra i colori dei marmi e delle pitture, la plasticità e sensualità realistica dei gruppi marmorei e la luminosità della luce, ma in un attimo riprende coscienza di se e di ciò che guarda abbandonandosi ad un muto applauso di stupore.





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